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Dall’idea alla startup: questione di energia, perseveranza e creatività

Dall’idea alla startup: questione di energia, perseveranza e creatività

Anche in Italia, seppur con discreto ritardo rispetto al resto del mondo, stiamo assistendo alla diffusione di una nuova forma imprenditoriale: le Startup.
Creare una Startup significa in sintesi avere un’idea innovativa e sfruttare tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie per proporre un nuovo prodotto o servizio.
Le recenti quotazioni in borsa di Facebook, Groupon e Zynga sono la dimostrazione di come, queste aziende ad alto contenuto tecnologico, siano in grado di generare elevati profitti anche dopo pochi anni dalla nascita.

Nel nostro Paese, ogni anno, decine di “business plan competitions” mettono in condizione chiunque, senza alcun limite di età, di presentare la propria idea imprenditoriale ad una platea di potenziali investitori, banche, fondi di investimento e business angel. Ma non è così facile come sembra. Un business angels riceve infatti ogni anno circa 1000 idee di progetto; tra queste, solo una decina viene finanziata con importi che vanno dai 30.000 al milione di euro e, alla fine, solo 3 idee risultano davvero profittevoli generando guadagni considerevoli per il business angel. 

Sono quindi centinaia ogni anno i giovani che provano a trasformare il loro sogno nel cassetto in una Startup, abbattendo le antiche convinzioni legate alla sicurezza del “posto fisso”.

E qualcuno ci è riuscito.

Vito Lomele, classe 1972, crea la prima versione del suo portale Jobrapido nel 2004. Il progetto nasce come sito amatoriale, gestito la sera e nei ritagli di tempo; l’obiettivo è quello di raccogliere ed organizzare annunci di lavoro provenienti da altri siti. Raggiunge il break even point in soli sei mesi e nel 2006 Vito decide finalmente di licenziarsi e creare la sua Startup. Trova i primi 200.000 euro ed assume qualche dipendente. Oggi l’azienda da lui creata ha oltre 80 dipendenti ed un fatturato annuo di 40 milioni di euro. L’anno scorso, ha venduto il 49% delle quote al Gruppo Editoriale Britannico “Daily Mail and General Trust “ per 30 milioni di euro. A chi dice che le aziende italiane non sfruttano le potenzialità dell’export, Jobrapido risponde generando il 90% dei ricavi in 16 paesi stranieri.

Riccardo Donadon è invece figlio d’arte. Nasce praticamente già imprenditore. Si fa le ossa nel gruppo Benetton per poi fondare nel 1998, con altri amici, la Web Acency E-Tree. In soli 3 anni raggiungono i 13 milioni di euro di fatturato con oltre 160 dipendenti, diventando la società di riferimento in Italia per servizi legati ad Internet. Siamo agli albori del 2000, Riccardo riesce a creare una struttura con un modello organizzativo innovativo in Italia per quegli anni, un ambiente di lavoro caratterizzato da campi da tennis, palestre, massaggiatori e zone relax. Nel 2003 vende la sua azienda e decide di prendersi un anno sabbatico. Si ripresenta l’anno successivo con una nuova idea, H-Farm. Un polo tecnologico ed un incubatore di impresa immerso nella campagna veneta, il luogo ideale per lavorare lontano dal traffico e dallo stress cittadino. Anche in questo caso il modello applicato è americano: una Startup viene “incubata” nel polo tecnologico ricevendo i servizi ed il capitale necessario al suo avvio, in cambio di una partecipazione nella quota societaria. Oggi H-Farm rappresenta l’incubatore privato più importante in Italia, con uffici anche a Seattle, Londra e Mombai.

Gianluca Dettori inizia a lavorare in Olivetti nel 1995 dove cura il lancio di Italia On Line, uno dei primi Internet Service Provider italiani. Dopo una serie di esperienze in altre realtà del settore, fonda Vitaminic con altri due amici manager. La sua creatura è una piattaforma per mettere in condizione i musicisti di distribuire canzoni in formato MP3, la prima in Europa. Siamo nel 1999 e la musica in formato MP3 si sta diffondendo sempre di più in Italia e nel Mondo, Gianluca intuisce questo trend e sviluppa un’idea imprenditoriale per sfruttare l’opportunità di business che si sta creando. Altri importanti investitori Italiani ne intuiscono le potenzialità e decidono di contribuire al progetto. Nel 2000 Vitaminic fa il suo esordio in Piazza Affari.

Nel 2006 Gianluca crea dPixel società di venture capital che opera nel campo dei canali digitali interattivi e investe in Startup caratterizzate da un alto valore di innovazione tecnologica. Oggi dPixel è uno dei Venture Capital italiani più famosi con al suo attivo il lancio e la partecipazione in molte delle principali Startup italiane degli ultimi anni.

Ho incontrato Gianluca un paio di volte e di lui mi ha colpito la schiettezza: “Una buona idea in mano a un manager scadente non andrà da nessuna parte, un’idea mediocre in mano a un imprenditore molto in gamba farà delle cose incredibili”.

Gianluca rappresenta l’immagine della lungimiranza; il suo intuito lo mette in condizione di capire quali progetti potranno avere successo tra 5 anni in un mondo come quello di Internet che viaggia 3 volte più veloce rispetto a quello tradizionale.

Fabrizio Capobianco è un italiano che ha saputo conquistare la Silicon Valley. Nel 1999 si trasferisce a San Francisco dove fonda Funambol, un’azienda che in poco tempo riesce a diventare tra le più importanti imprese nella fornitura di servizi per dispositivi mobile, pc e palmari.

Fabrizio definisce così la sua creatura << un’impresa Italiana di successo in California >>. Effettivamente è riuscito nel difficile e quasi impossibile obiettivo di raccogliere finanziamenti per la sua idea in Silicon Valley mantenendo il quartier generale e tutto il centro di sviluppo software in Italia, a Pavia.

E’ appassionante ascoltarlo mentre racconta come ha saputo convincere importanti investitori americani a versare oltre 10 milioni di dollari nelle casse della sua Funanbol, forte della convinzione che nessuno al mondo sa sviluppare software ed è preparato tecnicamente come la nuova generazione di laureati italiani.

Funambol, con i suoi 10 milioni di dollari in capitali raccolti, rappresenta ancora oggi il maggior finanziamento ottenuto in Silicon Valley da un’azienda italiana con cuore pulsante ancora in Italia.

Sono quattro esempi. Quattro casi di successo. Quattro persone che hanno saputo unire alla loro idea tanta energia e passione, anticipando i tempi e sfruttando le potenzialità offerte dal mercato. Ma soprattutto quattro Italiani che non hanno ceduto alle lusinghe delle “big company” americane ed hanno preferito restare in Italia e da qui coltivare il loro sogno, mai paghi degli obiettivi raggiunti e sempre pronti a spostare l’asticella un po’ più in alto.

Vito, Riccardo, Gianluca e Fabrizio ce l’hanno indubbiamente fatta e rappresentano un esempio da seguire per chi sta facendo “startup” in questi mesi in Italia. Le loro esperienze raccontate ai molteplici eventi per Startup organizzati nel nostro Paese, rappresentano contributi preziosi per trasformare una semplice idea imprenditoriale in un progetto vincente con una sostenibilità economica nel tempo.

Proprio in questi mesi c’è molto fermento nel mondo delle Startup, l’energia si sente e sarà il motore della nostra ripresa economica. Abbiamo un popolo di studenti e giovani imprenditori che rappresentano la generazione meglio formata nella storia d’Italia; disponiamo di un enorme potenziale non sfruttato, imbrigliato però dai vecchi schemi e sistemi burocratici obsoleti.

L’ormai ex Ministro Corrado Passera aveva provato a cambiare l’approccio alle nuove tecnologie introducendo la famosa Agenda Digitale. Che fine ha fatto l’iniziativa? Si è persa nella confusione e nello stallo politico degli ultimi mesi. Non si è persa però la voglia nei giovani imprenditori di creare la Startup della vita anche a costo di lottare contro la complessa macchina burocratica italiana che evidenzia un pauroso ritardo rispetto all’Inghilterra dove in poche ore e con un pugno di sterline è possibile aprire una società LTD.

Anche tra Bergamo e Brescia c’è fermento: poli universitari ed incubatori di impresa promuovono infatti ogni anno eventi volti a favorire lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali.

Proprio grazie a questi eventi, a Brescia, è nato “Save the Mum”, un social network per la gestione familiare creato per rispondere alle esigenze delle mamme di oggi, sempre più indaffarate nelle attività quotidiane.

Bergamo ha assistito invece alla nascita di Uidu!, una piattaforma che permetterà alle organizzazioni no-profit ed ai volontari di entrare in contatto tra loro per svolgere attività sul territorio. Il progetto ha vinto l’edizione 2012 della StartupCup Bergamo, una competizione che seleziona i migliori progetti dell’area bergamasca.

Che ruolo potrà quindi giocare l’Italia nei prossimi mesi nel mondo delle Startup?

Una cosa è certa, è inutile pensare all’ennesima copia di Facebook o di Twitter, dobbiamo focalizzarci nei settori in cui sappiamo davvero fare la differenza: penso al food, alla moda e al turismo. Abbiamo tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonisti in questa nuova avventura; serve solo l’aiuto di istituzioni ed imprenditori lungimiranti in grado di supportare economicamente la fase iniziale di progetti davvero innovativi.

Tutto questo fermento intorno al mondo delle Startup ci ha fatto tornare la voglia di rischiare, di sprigionare tutta la nostra energia, di metterci in gioco in prima persona, di appassionarci per un’idea, di lavorare in team giorno e notte, di sbattere i pugni sul tavolo per difendere le nostre idee e di competere in un mercato potenzialmente globale. Anche questa bolla, come quella della “new economy”, scoppierà ma ci lascerà in dote l’ennesima conferma che noi italiani “affamati e folli” lo siamo davvero!

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